
Cara amata e dolce Luna,
quando ti guardo da lontano
m’accorgo che a volte sembriamo
due coniugi un po’ logori dalla routine,
sempre al lavoro, con i turni
che mai combaciano:
io devo presidiare il giorno,
tu con i tuoi cicli
rendi fatata la notte,
e così accade che quando ci sono io
tu sparisci nell’azzurro cielo
e quando ci sei tu
io rimango trattenuto e nascosto
nella tua luce d’argento.
Padre e Madre del cosmo
così ci chiamano, e laggiù
su quel pianeta blu di Gaia bellezza,
dicono che siamo i simboli sacri
del maschile e del femminile,
ma non s’accorgono in realtà
che abbiamo così poco tempo
per stare insieme
e scambiarci appena due parole
all’alba e al tramonto,
come due amanti a cui è concesso
il darsi una fugace carezza
solo a colazione e a cena.
Eppure,
quando la meccanica celeste
ci vuole entrambi allineati
con la Gaia Terra
per qualche attimo – finalmente! –
possiamo far l’amore:
E allora si
che facciamo ombra a tutti!
Ed è in quei rari momenti
che a me soltanto, mia adorata,
è concesso il grande privilegio
di illuminare il tuo lato oscuro.
- Maurizio Michel, “Lettera del Sole alla Luna”, tutti i diritti riservati. Foto dell’autore di questo testo.
