
Il blu come tappa prima dei colori della cauda pavonis. A cura di Valeria Bianchi Mian e Valentina Marra.
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Alla scoperta del blu
Si-Ling (dal cinese, “quattro animali”). Quattro sono le creature che abitano nelle costellazioni cinesi. Quattro sono gli animali di riferimento, quattro i punti cardinali. Ad ognuno dei quattro animali è stato assegnato un nome umano. Ogni creatura del Si-Ling corrisponde a una costellazione (seishuku in Giappone), e si riferisce a uno dei cinque elementi della filosofia cinese.
Qīnglóng è il colore blu. Per la precisione esso è il drago blu guardiano dell’Est; è associato alla primavera e all’elemento legno. Forte e potente, il drago protegge il paese e controlla le piogge.
Il blu, che si trova tra le lunghezze d’onda da 466 a 482 nm, disattiva l’adrenalina attraverso il sistema nervoso parasimpatico e invita alla calma.
È uno dei tre colori primari, insieme al verde e al rosso.
Nell’Antico Egitto, il blu era opposto al rosso ed era considerato il tono dell’introspezione e dell’infinito.
Blu era anche la tinta della pelle del dio dell’aria, Amon.
Il sangue reale è, si dice, blu perché, prima che l’abbronzatura diventasse un simbolo di bellezza e benessere, la pelle scura era tipica di chi stava sempre all’aperto e lavorava la terra, mentre i nobili non dovevano sporcarsi le mani all’interno delle proprie dimore, e per questo motivo erano pallidi; il pallore era ricercato proprio per il suo significato di grazia e splendore. Chi possiede una pelle chiara ha vene superficiali che risaltano e assumono una colorazione bluastra, donando la tipica espressione per indicare il grado di nobiltà, di “elevatura”.
Nella religione Induista, un avatar o avatāra, è l’assunzione di un corpo fisico da parte della divinità, o di uno dei suoi aspetti, e consiste nell’incarnazione di un Deva, o del Signore stesso, in un corpo fisico, al fine di svolgere determinati compiti.
Krishna, l’ottava manifestazione del dio, è l’avatar per eccellenza. Il suo nome è spesso preceduto dal titolo di rispetto induista, Shiri. Krishna, in sanscrito, significa scuro. Il colorito della sua pelle viene descritto simile al colore delle nuvole cariche di pioggia, e spesso, nei quadri e sui batik, il dio è rappresentato con il volto e la pelle blu, se non addirittura nera. Da ciò deriva il suo epiteto, Ganashyama, che significa “dalla pelle del colore delle nubi cariche di pioggia”, così come Syamasundara, “scuro e bello”.
Mare, cielo e nostalgia
Blu d’acqua. Blu come le profondità del mare e del cielo. Il blu è la saggezza della gnostica Sophia. James Hillman, nel suo bellissimo testo Psicologia Alchemica ci parla del colore azzurro e del blu come fonte di ispirazione dei grandi geni, come ad esempio Proust e Cézanne.
Hillman scrive che non è la mente che si perde nel cielo azzurro ma è il cielo azzurro che è racchiuso nella mente umana. L’Anima Mundi, sulla quale l’autore si sofferma nel libro, dimostra che vi è un rapporto tra tutte le cose esistenti e ciò avviene poiché il dio Eros è il fondamento sul quale poggia il mondo.
In alchimia vi è uno stato importante dell’Opera, ed è il blu. Un blu che si associa alla nostalgia, che segue la nigredo e precede ogni imbiancamento. Scrive l’autore: «L’umore blue che alimenta la rêverie, il cielo azzurro che richiama l’immaginazione mitica ai suoi ambiti più lontani», e ancora «l’azzurro di Maria, la quale per l’Occidente è l’editore di Anima intesa come istigatrice del fare immagini.» Il blu è anche richiamo alla rosa celeste del romanzo cavalleresco, «un pothos che si strugge per l’impossibile contra naturam» (Hillman J.).
L’azzurro è il colore dell’immaginazione e l’azzurro «apporta una doppia nostalgia, per ciò che non potrà mai essere, ciò che è perduto e scomparso, lontananza come distacco dell’anima dalla sua patria; e nostalgia per l’intensità azzurra, per la visione azzurra, per i lapislazzuli dei capelli delle dee e per quei momenti in cui “le cose cantano se stesse” e l’anima si sente finalmente a casa» (ibidem).
L’Ombra blu dello sposo
Nella Grande Opera, che è il percorso compiuto dagli alchimisti dentro il Vas della trasmutazione, transitare dal nero al bianco non è un passaggio che avviene in una volta sola, e questo lo abbiamo già accennato in precedenza proprio per dire che dalla nigredo all’albedo occorre lavorare sodo. Una serie di sfumature intermedie coglie l’anima e la trasporta nel mondo dei colori, impegnando la stessa in un’opera costante: la cauda pavonis è dunque una delle fasi colorate che coinvolgono ogni artifex che si rispetti.
Ci sono pigmenti blu dentro l’argento, c’è il vino che ci attira in ebbrezza con il suo blu-viola. C’è il blu profondo delle mille e una notte attraversate da sogni archetipici. C’è la tristezza che emerge dalla disperazione e procede verso la riflessione ed è vestita spesso di blu.
Alchemical Blue and the Unio Mentalis è il titolo di un articolo di James Hillman. Si tratta di un piccolo saggio tratto dallo studio sui colori argento e bianco in Annual of Archetypal Psychology and Jungian Thought, 1986.
La riflessione è di un blu intenso, suggerisce l’autore. Un blu distante come il cielo che ci sovrasta e ci accompagna in una strada di montagna, in inverno; è un blu stellato.
Una turbolenta dissoluzione della nigredo può mostrare, come nel Film blu di Krzysztof Kieslowski, un linguaggio blu.
«Adesso so che farò una sola cosa: niente. Non voglio più né proprietà né ricordi, amici, amori o legami: sono tutte trappole.»
(da Film blu di Krzysztof Kieslowski)
L’amore a volte è amour bleu, blu come i fiori blu carnali di Georgia O’Keeffe. Intensità nei toni del blu dei selvaggi empatici protagonisti di Avatar – rappresentanti dell’ultimo barlume di speranza per Madre Natura, quasi giunta al suo finire (nota, film).
Blu è anche freddo acciaio, venefico tono di Prussia, ma anche rassicurante carta da zucchero.
«Il blu di Prussia, miscela di ferro e cianuro, è un colore intenso. Può essere associato alla malinconia, a stati d’animo velenosi come il cianuro stesso o alla riflessione non scevra di sofferenza per la sua profondità» (Bianchi Mian V., Favolesvelte, 2015).
Il Blu riluce nei dipinti di Chagall, brilla nei voli dello sposo e della sposa, nel desiderio e nel sogno, nel blu dipinto di blu di una canzone italiana, sospeso nelle tonalità oniriche, riposanti, e al contempo inquiete del sonno e dell’amore.
La putrefactio – che è la morte simbolica nel procedimento alchemico, in nigredo (nigredo sempre in corsivo, anche albedo ecc.) – genera una nuova consapevolezza che ci parla di un’esperienza che avviene nel profondo, nelle segrete tinteggiate di blu che costellano l’anima stessa. Il blu profondo della veste della Madonna conserva nelle ombre, tra le pieghe del tessuto, la possibilità di comprendere, attraverso il ripiegamento in se stessi, ciò che – nonostante l’attraversamento del nero, non si vuole ancora vedere…
Il blu, scrive Hillman, «protegge il bianco dall’innocenza». Blu è attesa, distacco, distanza e rinuncia.
Blu viene prima dell’aurora.
Blu porta il riposo meritato, è pensiero che si tuffa in noi per essere abbracciato.
È farsi senso, significato.
Valeria Bianchi Mian e Valentina Marra
