THE TAROT CIRCUS | divertirsi un Mondo con i Tarocchi

Vi raccontiamo com’è che andò

Signore e Signori, sentite un po’!

1. 11. 21. = 6.

1. IL CIRCO DEI TAROCCHI (Max “il Magatto” Colosimo)

Ma quanto era bello il Circo? Cioè, da piccolo mi piaceva, ma non è che fosse poi così intrinsecamente divertente. Mi piaceva quell’aura di mistero che circondava il Circo, quel senso di magia ma anche di inquietudine e di paura. Oh, dopo aver visto Elephant Man e Freaks di Tod Browning in giovane età sfido chiunque a guardare il circo con occhi innocenti!

Cosa riconosco, oggi, come elementi magnetici del Circo, aiutato dalle immagini dei Tarocchi? Tralasciando ogni polemica animalista, nel Circo ci vedo la Forza: il contatto con l’animalesco, il mostruoso, il bizzarro, il selvaggio (che è in noi). Poi ci vedo il giocoliere buffone e magico (un misto tra Mago e Bagatto: il Magatto!). Ma soprattutto, visto dall’alto, il Circo è fatto proprio come il Mondo: un anello di spettatori attorno ad un punto di attrazione centrale. Sono tutti e tre Arcani Maggiori numeri uno! E, guarda caso, sono gli stessi Arcani con cui Valeria, Barbara ed io ci siamo identificati nel proporre questo Tarot Circus!

Nell’ambito di questo evento taro-circense, ognuno di noi ha proposto attività di giocoleria tarologica. I (quasi 22) partecipanti sono divenuti parte integrante dello spettacolo, con esercizi guidati di creatività e di immaginazione. Personalmente, indossando i panni del “Magatto”, munito di due bei baffoni virtuali, ho proposto alcuni quiz basati sull’associazione tra canzoni, poemi, racconti ed Arcani Maggiori.

Erano mesi che non mi divertivo così durante il sabato sera, anche in veste di partecipante alle attività proposte da Barbara e Valeria. 

Cirque du Soleil, fatti da parte: 

è arrivato in città (vabbè, su Zoom) il Tarot Circus!

11. “TI REGALO UNA FRASE” – TAROT CIRCUS (Barbara Malaisi)

Lavorare, o, meglio, giocare con i Tarocchi insieme a un gruppo eterogeneo di persone che non si conoscono tra loro è un’esperienza incredibilmente arricchente e decisamente illuminante sul meccanismo di funzionamento di questo potente strumento simbolico.

Nello specifico, il gioco che ho ideato per il Tarot Circus consiste nell’estrarre ciascuno due carte dal mazzo degli Arcani Maggiori e immaginare, attraverso la frase tarologica che si riesce a farne scaturire, di dare un consiglio a qualcuno che non si conosce. Mancando, in tal modo, il riferimento a una persona e a un contesto specifici, l’osservatore è spinto a considerare gli aspetti più generali – potremmo addirittura dire archetipici – delle lame estratte, la cui lettura dovrà necessariamente essere la più aperta e neutrale possibile, in modo da adattarsi alle più disparate biografie personali. Nella fase successiva, la frase – che, in fin dei conti, è un pezzettino di sé e della propria visione del mondo – viene “donata” a colui o colei che, in maniera del tutto casuale, si trova vicino a chi l’ha scritta. Il o la ricevente ringrazia e, a sua volta, dona la propria frase al vicino, finché l’ultimo partecipante non torna al primo e il cerchio si chiude. 

Ciò che si può dire è che ciascun giocatore, attraverso questo meccanismo, diviene parte di un microuniverso temporaneo in cui le sue parole e le sue intuizioni divengono messaggere di spunti di riflessione sia per il gruppo in generale, sia per qualcuno in particolare: il fatto che praticamente tutti, singolarmente presi, sentano risuonare dentro di sé le parole dell’estraneo che gliele offre non deve stupire o far pensare a qualche sorta di strana magia. Sono proprio il modo in cui si è spinti a formulare la frase, nonché il ricchissimo e polisemico strumentario simbolico e archetipico dei Tarocchi, a condurre all’elaborazione di riflessioni capaci di adattarsi alle più varie situazioni umane. 

Il Tarot, per dirla con Calvino, è una “macchina narrativa” che ci consente di riflettere su noi stessi, specchiandoci nelle acque del simbolo e dell’archetipo.

21. DOM-AZIONI, EQUILIBRISMI E RIMESCOLAMENTI (di Valeria Bianchi Mian)

“Un trio incredibile!” scrive E.: “Siete fantastici!”. “Serata meravigliosa” incalza M., e ancora il web s’illumina di applausi. Battito di mani per l’energia vitale dei Tarocchi, mica per noi. Noi li diciamo con la maiuscola, i Tarocchi, perché son strumenti che amiamo e stimiamo. Arcane armi e arti, arnesi di carta che individualmente coviamo, bagatelle che coltiviamo nello spazio professionale, artefici circensi che siamo, i Tarocchi noi li andiamo a intrecciare in un progetto che nasce un po’ per caso e un po’ per a-casualità. La sincronicità junghiana è galeotta: ci ha fatti incontrare qua e là dentro i social, così che ci si è scelti. Grazie al Kairos! – che non è una parolaccia. Ci piace scherzare, è vero. Amiamo giocare. Il gioco per me, psicodrammatista, è un po’ come il pane quotidiano. “Giochiamo una scena”, siamo soliti proporre ai partecipanti nei gruppi. Giochiamo un gioco serio e leggero, mettiamo in atto quella cosa infuocata e aerea che vibra nello spazio potenziale tra l’Io e il Tu, luogo che Donald Winnicott ha descritto meglio di tutti, quel dove e quel quando che si fa soglia e coraggio di andare oltre. Il gioco nasce quando abbandoniamo l’abbraccio di mammà per andare a conoscere il Mondo, e allora un po’ questo gioco si fa cultura, o almeno così ci dice lo storico olandese Johan Huizinga. Siamo donne e uomini ludici, produttori di senso, creatori di significati che possiamo usare, ed è un bere e mangiare conoscenza simbolica alla tavola dei Tarocchi per imparare qualcosa di noi nel cerchio del Circo. Possiamo meravigliarci! Non mi stancherò mai di fare il verso ad Aristotele: dalla meraviglia nasce il pensiero, prende il La la coscienza, spunta la riflessione e si fa la filosofia. Meravigliarsi perché c’è stupore nel divertimento è una cosa bella: “Mi sono divertita molto e ho anche pensato molto” confessa una nostra amica partecipante: “Rifatelo! L’Imperatrice lo desidera.”

Il Tarotramma, nello specifico, è un insieme di tecniche nel mio programma. Ne ho presa su una, manciata ideativa, spolverata di metodo, e ho avviato il gioco degli “Arcani Viventi”. Uno dei miei classici: diventa il tuo Tarot preferito, come se fossi un/una giovane cortese oppure avventore della taverna più pericolosa di Marsiglia – o di Zoom. Diventare arcani, indossare un ruolo transitorio con l’improvvisazione teatrale. Con l’intuizione cerco di cogliere quale arcano approfondire, se non ho molto tempo mi limito a uno solo, senza doppiaggi e cambi di ruolo – in questo caso l’Imperatrice sembrava non avere ancora abbastanza potere decisionale e ho infierito un po’ sulla sua leadership, invitando il gruppo ad alzare la voce. Han colto la palla al balzo in un tripudio di leggi emanate lì per lì: “Sono l’Imperatrice e voglio…”.

Ehi, lo sapete che la somma dei nostri tre personaggi conduttori fa sei? Uno più undici più ventuno: non a caso, non a-causale, ma guarda un po’ c’è il Magatto Max nella locandina del Tarot Circus, in mezzo alla Malaisi e a me che lo teniam d’occhio. Cosa combineremo insieme?

Scrivici a thetarotcircus@gmail.com!

BIANCHI MIAN – WWW.TAROTDRAMMA.COM

COLOSIMO – WWW.ONIROTAROLOGIA.COM

MALAISI – BARBARAMALAISIAUTRICE.ALTERVISTA.ORG 

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