BARBE BLU

Riflessioni a partire dallo scambio di pensieri sul colore blu, di Valeria Bianchi Mian e Valentina Marra.

IL BLU BARBUTO

Barbablù, Imperatore e Papa…

Per incontrare il blu dell’Imperatore e del Papa, archetipi del maschile capace di tenere le fila del regno e di coinvolgere lo spirito in condivisione corale, unita nel significato religioso del nostro essere umani, occorre tuffarsi nel colore. Le barbe dei due personaggi dei Tarocchi di Marsiglia Camoin-Jodorowsky sono tutte da pettinare, da toccare per scoprirne la morbidezza e, se è il caso, sono persino da radere. Se siamo consapevoli delle conseguenze, le nostre mani femminili possono farsi barbiere oppure lisciare le barbe blu dell’Animus (il principio maschile che abita in ogni donna); se la coscienza femminile ha dis-velato la stanza segreta ormai, ha affrontato la prova trasformando se stessa e dando una luce più umana alle ombre blu dello sposo, del padre, del Padre. A ognuno il suo blu, nel profondo dell’essere.

Chi è Barbablù?

La più giovane di tre sorelle sposa un uomo potente, nonostante il ribrezzo che prova per il soggetto. Va ad abitare con lui in un castello isolato ed è trattata come una sorta di uccellino in gabbia. Lui concede alla sposa l’accesso alle stanze del maniero. Solo una tra le chiavi che il marito le consegna non potrà essere da lei utilizzata. Purtroppo, o per fortuna, si sa: la curiosità uccide il gatto; tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino e la curiosità è donna. I proverbi e i detti popolari colpiscono sempre al centro della scena umana. Dentro la stanza proibita ci sono i cadaveri di tutte le altre donne. Sembra arrivato il turno della giovane curiosa. Dovrà morire anche lei così come sono morte tutte le spose di Barbablù? Colpo di scena: i fratelli della malcapitata giungono al galoppo per salvarla. Fine.

Nella tradizione europea ritroviamo alcuni elementi di questa fiaba andando a rispolverare le trame più antiche, la memoria di riti di passaggio realmente esperiti dalle fanciulle e dai fanciulli in crescita.

Un testo sopra tutti, una nota bibliografica: Vladimir Ja Propp, Le radici storiche dei racconti di fate, del 1946.

In questa accezione, non è tanto la somiglianza del potente Barbablù con personaggi reali della storia umana (così come da più parti è stato sottolineato, vedi il nobile pedofilo e assassino Gilles De Rais o il re uxoricida Enrico VIII) a risultare significativa, ma la collettiva, tribale esperienza del rito come luogo psichico (e non solo) di sofferenza e morte simbolica. C’è da notare però che nella fiaba si parla di matrimonio di morte, se non addirittura con la morte. L’assassino è sposo, il mostro è padre, padrone e compagno. Ma c’è del blu nella questione: possiamo prendere coscienza, possiamo comprendere, realizzare, vedere.

L’incontro con questa Ombra blu del principio maschile ci trasporta nei luoghi del mito, segue ogni vergine Core all’inferno di Ade. Core la vergine ingenua diventa una Persefone regina, immagine al confine tra innocenza e scelta, nella quale galeotta fu la rottura del patto.

Non assaggiate i chicchi di melagrana è la regola che viene imposta a Core: eppure il frutto è lì, offerto per essere colto. La giovane mangia, il destino si compie. Un destino di dipendenza dall’inferno e di coscienza dell’oscuro potere.

(estratto/VBM)

Il blu, che si trova tra le lunghezze d’onda da 466 a 482 nm, disattiva l’adrenalina attraverso il sistema parasimpatico ed invita alla calma. È uno dei tre colori primari, insieme al verde e al rosso. Nell’Antico Egitto, il blu era opposto al rosso ed era considerato il colore dell’introspezione e dell’infinito. Blu era anche la tinta della pelle del dio dell’aria Amon.

Il sangue reale è detto blu perché, prima che l’abbronzatura diventasse un simbolo di bellezza e benessere, essa era tipica di chi stava sempre all’aperto e lavorava la terra, mentre i nobili, all’interno delle proprie dimore, erano pallidi; il pallore era ricercato proprio per il suo significato di grazia e splendore. Chi possiede una pelle pallida ha vene superficiali che risaltano ed assumono la colorazione bluastra, donando la tipica espressione per indicare il grado di nobiltà, di ‘e-levatura’.

Nella religione Induista, un avatar o avatāra, è l’assunzione di un corpo fisico da parte della Divinità, o di uno dei suoi aspetti, e consiste nella deliberata incarnazione di un Deva o del Signore stesso in un corpo fisico al fine di svolgere determinati compiti.

Krishna, l’ottava manifestazione, è l’avatar per eccellenza, ed il suo nome è spesso preceduto dal titolo di rispetto induista, Shiri. Krishna, in sanscrito, significa nero, scuro, e identifica qualcuno che possiede la pelle scura. Il colorito della pelle viene descritto simile al colore delle nuvole cariche di pioggia, ed è per questo che egli è spesso rappresentato nei quadri con il volto e la pelle blu scuro, se non addirittura nera. Da ciò deriva il suo epiteto Ganashyama, che letteralmente significa appunto dalla pelle del colore delle nubi cariche di pioggia.

(estratto/VB)

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Se vuoi leggere tutto il nostro articolo: I colori di Barbablù – I blog di Psiconline

Valeria Bianchi Mian
Psicologa Psicoterapeuta, ideatrice del progetto Tarotdramma
Valentina Marra
Psicologa e Psicoterapeuta in formazione

Valeria e Valentina sono autrici de L’UOVO MAGICO, UNA FIABA ALCHEMICA
Edizioni Simple
https://www.mondadoristore.it/uovo-magico-fiaba-alchemica-Valentina-Marra-Valeria-Bianchi-Mian/eai978886924583/

Disegno Valeria Bianchi Mian

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