RECENSIONE PER LE MAGICHE SIGNORE | a cura di Luisa Ferrero

La bravissima scrittrice Luisa Ferrero dedica una nota critica approfondita e davvero intrigante al romanzo di Valeria Bianchi Mian: Le signore dei giochi, Edizioni del Capricorno, 2024.

*


La baronessa Maria Teresa, Maddalena e Piera sono tre eccentriche sensitive dedite alle pratiche extrasensoriali. Le tre donne, conosciute da tutti come le ziette, ricevono nel loro salotto una varia umanità in cerca di risposte, conforto o, più spesso, di una giustificazione alle proprie azioni:

«… il politicante nevrotico di turno, più che altro bisognoso di una spintarella da parte delle voci dell’al di là, il professionista strafottente che chiedeva di coprire i propri misfatti di sessuomane nell’al di qua, e al massimo qualche donna pia, preda degli incubi nella vedovanza


Durante una delle loro sedute spiritiche, però, un evento inatteso incrina l’equilibrio che da anni le tiene unite. Il pennuto Albertino rinviene infatti un documento scritto trent’anni prima: una sorta di diario appartenuto a Eva Amariei, giovane clochard croata incinta di otto mesi che all’epoca viveva come ospite nella casa di Maria Teresa, anch’essa in attesa di un figlio.
È da allora che le vite delle due donne sembrano intrecciarsi in modo tragico e misterioso. Maria Teresa perde il bambino che portava in grembo a causa di un aborto spontaneo e, poco dopo, rimane vedova del marito malato da tempo. Eva, invece, svanisce nel nulla insieme al figlio che sta per nascere.
La baronessa non è mai riuscita a dimenticare quella ragazza e il ritrovamento del diario riaccende un’ossessione mai sopita. Convinta che qualcuno conosca la verità sulla sua scomparsa e abbia scelto di tacerla per decenni, interrompe ogni rapporto con le persone a lei più vicine: le altre due ziette, il fratello Remigio e perfino il suo amante, un medico chirurgo.
È a questo punto che entra in scena Greta Pietropaoli.


«… non era un’investigatrice privata, quanto piuttosto una gatta curiosa, una di quelle che tanto fanno e tanto disfano da lasciarci lo zampino. Era quel genere di micia che si ritrova a perdere la settima vita per aver ficcato il naso in una storia pericolosa


Affiancata dallo psichiatra Daniel Viola, Greta intraprende un’indagine destinata a riportare alla luce una verità sepolta da oltre trent’anni. Ma è davvero possibile fare chiarezza su una vicenda che possiede tutte le caratteristiche di un cold case e che continua a proiettare la propria ombra sul presente?


Esistono romanzi che raccontano un mistero ed esistono romanzi che costruiscono un mondo.

Le signore dei giochi appartiene, senza dubbio, alla seconda categoria. Valeria Bianchi Mian prende le mosse dal noir, ma ne oltrepassa i confini per dare vita a una storia che parla di memoria, identità, maternità e di quel sottile confine che separa ciò che vediamo da ciò che scegliamo di non vedere.


«I fenomeni paranormali […] fanno parte del vasto mondo dell’immaginazione. Nel momento in cui le immagini prendono vita nella nostra psiche, definiscono la realtà della nostra mente. Sono reali


Fin dalle prime pagine il lettore viene avvolto da un’atmosfera inquieta e magnetica, sospesa tra realtà e suggestione. Una scomparsa mai chiarita, segreti custoditi per decenni e una galleria di personaggi straordinariamente vivi alimentano una trama che procede come un’indagine, ma che in realtà si rivela soprattutto un viaggio nelle zone più profonde e contraddittorie dell’animo umano.
Il cuore pulsante del romanzo sono senza dubbio le tre ziette. Figure indimenticabili che sfuggono a qualsiasi definizione univoca: fragili e autorevoli, ironiche e malinconiche, eccentriche e profondamente umane.

Attraverso di loro l’autrice riflette sul trascorrere del tempo, sulle occasioni perdute e sul peso dei segreti che continuano a modellare le esistenze anche a distanza di molti anni.


La scrittura di Valeria Bianchi Mian colpisce per la ricchezza delle immagini, per la cura quasi artigianale del linguaggio e per la continua ricerca di termini inconsueti e suggestivi. L’attenzione ai dettagli e la profonda conoscenza degli argomenti trattati emergono con naturalezza, conferendo credibilità anche agli aspetti più simbolici e misteriosi della vicenda.
L’elemento esoterico non rappresenta una semplice decorazione narrativa, ma diventa piuttosto una chiave di lettura attraverso cui interpretare i personaggi e i loro conflitti interiori. È una presenza costante ma mai invadente, capace di aggiungere fascino e profondità alla storia e di distinguerla da molti noir contemporanei.
Tra i temi centrali emerge con particolare forza quello della maternità, affrontato nelle sue molteplici sfumature: il dolore della perdita, la ricerca frustrante di una gravidanza che non arriva, l’assenza dell’istinto materno, il desiderio di maternità vissuto al di fuori dei modelli tradizionali e la costruzione di legami affettivi che vanno oltre i vincoli biologici.
Accanto a questo si sviluppa una riflessione altrettanto significativa sul concetto di famiglia. Il romanzo supera la rappresentazione della famiglia tradizionale per esplorare forme diverse di appartenenza e di amore: famiglie allargate, coppie omosessuali, donne che affrontano la maternità senza il sostegno dei rispettivi compagni. Una dimensione sociale e contemporanea che arricchisce ulteriormente la narrazione e ne amplia la portata.
Con Le signore dei giochi, Valeria Bianchi Mian firma un romanzo intenso, originale e difficile da incasellare. È un noir, certo, ma è anche una favola nera, un thriller psicologico, una riflessione sulla memoria e sui legami umani. Un libro che non si limita a raccontare una storia, ma continua a lavorare dentro il lettore anche dopo l’ultima pagina, lasciando dietro di sé domande, suggestioni e inquietudini. Proprio come accade con i misteri più affascinanti.

Edizioni del Capricorno #lesignoredeigiochi #recensionelibri #libriconsigliati

Lascia un commento