ARCANI A TEATRO | IL NUOVO SPETTACOLO DI DANILO CARAVÀ

Trattando gli Arcani

come cosa salda 

Testo e regia di Danilo Caravà

Prova aperta 18 giugno 2026 ore 18,30

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Gli Arcani sono immersi nella vita e viceversa, dritto e rovescio. Ogni carta diventa un personaggio e sorprende come allegoria viva, gioco sacro sulla scena. 

Ogni spettatore può riconoscere il proprio specchio. 

Ho fatto qualche domanda a Danilo Caravà. Autore, regista e critico teatrale, attivo in area milanese e lombarda. Attualmente Danilo è in formazione come Facilitatore in Tarotdramma®.

Ha collaborato per anni con la rivista Hystrio ed è redattore online per MilanoTeatri e Il Teatrante. Un suo saggio è apparso nel volume PlayBeckett (Halley Editrice, 2006) e una sua drammaturgia, Punktheon, nella raccolta Teatro aperto (Edizioni Joker, 2012). Nel 2020 ha pubblicato due sillogi di poesie, Cattività babilonese dell’anima e Gli dèi nelle parole. Ha fondato la webradio Koryphaios, dedicata principalmente al teatro. I suoi testi originali si basano, perlopiù, su vicende e personaggi legati a storia, filosofia, mitologia. Sperimenta vari linguaggi: dal flusso di coscienza alla prosa lirica, al grammelot. Tra gli adattamenti da opere letterarie spiccano autori come Edgar Allan Poe, Fëdor Dostoevskij e Johan Wolfgang Goethe.

Come nasce l’idea dello spettacolo?

R. in breve

Nasce dall’interesse per i tarocchi, un interesse che doveva prima o poi trovare posto e catarsi nel testo teatrale. Il titolo emerge dall’amore per Dante, maturato successivamente agli anni scolastici. Il verso parafrasato vuole sottolineare come la carta si trasformi e incarni il Trionfo. Il personaggio interpretato si presenta, si mette a disposizione con una sua specifica personalità. È uno specchio del contenuti interiori di chi ascolta.

Molti arcani hanno una patente diversa rispetto a quel che ci si aspetterebbe. Mi piace lavorare di rovescio. Cito spesso e volentieri Brecht quando dice ci sedemmo dalla parte del torto perché non c’erano più posti a sedere.  Io a volte mi ci siedo, da quella parte, anche se ci sono ancora posti dall’altra. Lo faccio proprio per amore di dialettica, per compiere un rovesciamento.

Che messaggio vorresti dare al pubblico? 

R. in breve

Vorrei offrire un punto di domanda. Una volta in un’intervista Bergman, e forse proprio parlando del teatro, ha detto che sembra fatto apposta per lanciare delle interrogazioni. Ecco, io amo particolarmente quel momento della Apologia di Socrate nella quale il filosofo ci invita ad assumere lo stesso atteggiamento che aveva avuto lui. Siate degli importunatori, prima di tutto con voi stessi. Gli Arcani si prestano ad essere spunti per interrogarsi. I momenti della nostra vita interiore, i nostri contenuti: quel qualcosa che si muove dentro di noi finalmente ha una voce.

Il teatro. Scrivere uno spettacolo: è tovare un tempio. Quando le Erinni tampinano Oreste emerge la soluzione, ovvero che l’unico modo per placarsi è poter avere un tempio, una riconoscibilità. Quando sento l’urgenza di scrivere un testo sono i significati che cercano un significante, una allegoria, un simbolo, un tempio.

La tua carta preferita 

R. in breve

Il Bagatto, con quel suo essere un po’ apprendista stregone, un po’ simpaticamente cialtronesco, con la capacità alla Proiettia me gli occhi, please… Il Bagatto è un po’ ipnotizzatore, ha voglia di giocare con le parole. Un amico mi ha tratteggiato in un modo bellissimo. Forse metterò la sua frase come epigrafe sulla mia tomba: drogato della sua saliva. Mi appartiene perché la parola mi piace, mi piace questo gioco serio della sperimentazione, il rovesciamento, la scomposizione e ricomposizione. Perché forse il mondo e la realtà li si scopre anche così, come fanno i bambini.

* Si può reinventare il mondo…

Fui l’unico all’esame di Psicologia Dinamica all’università Statale a scegliere un certo argomento. C’era un corso monografico sull’identità di genere. Per via dello spirito brechtiano di ribellione scelsi l’identità femminile e quindi mi ritrovai una serie di libri della Vegetti Finzi e di altre autrici, psicologhe e psicanaliste. C’era una frase che mi è piaciuta tantissimo e che in qualche modo sposo anch’io: la capacità di mettere al mondo il mondo – ecco, me lo pongo come imperativo. È un tipo di gravidanza al quale posso aspirare.

L’arcano con cui hai rapporto più difficile 

R. in breve

Direi l’Eremita. Oltre la socializzazione, mi rendo conto di aver bisogno di momenti di ritiro. Come nel buddismo Zen, dove te ne stai lì duro davanti alla parete bianca in zazen, senza aspettative. Stai lì a guardarti, a guardare scorrere i pensieri come fossero nuvole. Però l’Eremita ha il coraggio di fare qualcosa, sta a giocar con la mente e i suoi tarli – come direbbe il buon Battisti. Ma i demoni non si placano, nemmeno a fargli i grattini sulla pancia. Non si chetano. Perché il demone diventi un buon Diavolo ci vuole un po’ di impegno. In me se la giocano un po’ l’Eremita e il Diavolo nel ruolo di arcani “difficili”.

LO SPETTACOLO

  • 18 luglio ore 18.30 * prova aperta presso spazio Labei in via Bartolomeo d’Alviano 55 a Milano
  • 19 settembre * via Idrometro 16, località San Leonardo, provincia di Pavia
  • 31 ottobre * Associazione culturale di di via Auxilia 4 Novara.

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