UNA FIABA BLU | CROMOTERAPIA ARCHETIPICA

Riflessioni su Barbablù e la coscienza del femminile che dice «No» e trasforma le regole | Valeria Bianchi Mian e Valentina Marra.

Illustrazione di Valeria BM con intervento AI sul bozzetto.

Una fiaba blu: Barbablù

La versione più nota di Barbablù è quella seicentesca trascritta da Charles Perrault: Barbe Bleue, 1697.

Facciamo un riassunto brevissimo, così rinfreschiamo la memoria.

La più giovane di tre sorelle sposa un uomo potente, nonostante il ribrezzo che prova per il soggetto in questione. Va ad abitare con lui nel castello isolato del caso, ed è trattata come una sorta di uccellino in gabbia. Lui concede alla sposa l’accesso alle stanze del maniero. C’è un ma. C’è un però. Solo una tra le chiavi che il marito le consegna non potrà essere utilizzata. 

Purtroppo, o per fortuna, si sa: la curiosità uccide il gatto. O meglio: tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino e la curiosità è donna. I proverbi e i detti popolari colpiscono sempre al centro della scena umana. 

Dentro la stanza proibita ci sono i cadaveri di tutte le altre donne. Sembra arrivato il turno della giovane curiosa. Dovrà morire anche lei così come sono morte tutte le spose di Barbablù? Colpo di scena: i fratelli della malcapitata giungono al galoppo per salvarla. 

Fine.

Nella tradizione europea ritroviamo alcuni elementi di questa famosa fiaba andando a rispolverare le trame più antiche, la memoria dei riti di passaggio realmente esperiti dalle fanciulle e dai fanciulli in crescita nelle società tribali. Un testo sopra tutti, una nota bibliografica ce la regala Vladimir Ja Propp in Le radici storiche dei racconti di fate, del 1946, andando ad analizzare proprio quelle tradizioni rituali. In questa accezione, non è tanto la somiglianza del potente Barbablù con personaggi reali della storia umana (così come da più parti è stato sottolineato, vedi il nobile pedofilo e assassino Gilles De Rais o il re uxoricida Enrico VIII) a risultare significativa, ma la collettiva esperienza del transito dall’infanzia all’età adulta, il passaggio come luogo psichico (e non solo) di sofferenza e morte simbolica. 

C’è da notare però che nella fiaba si parla di matrimonio di morte, se non addirittura con la morte. L’assassino è anche lo sposo, il mostro è anche padre, padrone e compagno. E c’è del blu nella questione, non solo il nero delle cosiddette “fiabe nere”. Noi possiamo prendere coscienza, possiamo comprendere, realizzare, vedere nel buio il colore blu. 

E scegliere.

L’incontro con questa Ombra blu del principio maschile ci trasporta nei luoghi del mito, seguendo i passi di ogni vergine Core verso l’inferno. Core, la vergine ingenua, diventa Persefone, la regina, un’immagine al confine tra innocenza e consapevolezza, una storia nella quale galeotta fu la rottura del patto. 

“Non assaggiare i chicchi di melagrana”: è la regola che viene imposta a Core, eppure il frutto è lì, succoso, ed è offerto per essere colto. La giovane mangia, il destino si compie. Un destino di dipendenza dall’inferno e di coscienza dell’oscuro potere.

“Non aprire quella porta” è la regola imposta alla giovane sposa di Barbablù. La giovane apre e la realtà della morte si svela. Comincia l’inferno ma poi c’è la risalita.

Anche questo tema, tipico dei racconti fiabeschi e analizzato da Vladimir Ja Propp, spalanca una strada. La via è quella che ci porta a chiedere a noi stessi quanto siamo coinvolti nel nostro stesso destino. 

Il chicco di melagrana può essere un dettaglio, un piccolo gesto che fa la differenza nella scelta del partner. Che cosa non voglio vedere in una relazione? Che cosa vedo ma non ammetto? Quale chiave è già in mia dotazione? Tutte domande da porsi quando si incontra un potenziale partner, ad esempio. 

Se nella fase iniziale gli elementi della Grande Opera si mescolano nei toni del nero, talamo mortifero e diabolico matrimonio tra il maschile e il femminile che si “feriscono” a vicenda, allora muore la Luna nell’abbraccio del Sole e lui si spegne in lei. Quando comincia il blu, invece, si accende il primo barlume di coscienza ed è subito possibilità di scelta.

D’altronde, per incontrare il blu dell’Imperatore e del Papa dei Tarocchi, gli archetipi arcani del maschile capace di tenere le fila del regno e di coinvolgere lo spirito in condivisione corale, unita nel significato religioso del nostro essere umani, occorre tuffarsi nel colore. Le barbe dei due personaggi dei Tarocchi di Marsiglia Camoin-Jodorowsky sono da pettinare, da toccare per scoprirne la morbidezza e, se è il caso, sono persino da radere. 

Se siamo consapevoli delle conseguenze, le nostre mani femminili possono farsi barbiere oppure lisciare le barbe blu dell’Animus (il principio maschile che abita in ogni donna); se la coscienza femminile ha dis-velato la stanza segreta, ha affrontato la prova trasformando se stessa e dando una luce più umana alle ombre blu dello sposo, del padre umano, del Padre archetipico, e allora non resta che accogliere il blu. 

A ognuno il suo blu, nel profondo dell’essere.

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Praticare il blu

  1. Abbraccio blu

Respira inspirando dal naso ed espirando dalla bocca. Immagina di fluttuare nell’aria sopra un prato nel cielo notturno. Un cielo blu pieno di stelle che rilucono intorno a te. Ti sollevi di un metro, un metro e mezzo da terra e l’aria che ti avvolge è una carezza materna, un soffio vitale che solletica tutto il tuo corpo. Stai bene, ti senti amata. Ti senti apprezzato e accolto. Continua a respirare con ritmo regolare e ringrazia la vita per questo abbraccio blu.

  1. Blues

In una stanza tranquilla oppure nel folto del bosco, là dove non ci sono occhi indiscreti e orecchie curiose, respira come già sai fare, lasciando entrare l’aria dal naso per poi farla uscire dalla bocca. Permetti alla voce di emergere pur mantenendo la bocca socchiusa: è come se tu stesso fossi un flauto, come se tu stessa fossi una tromba. Suona: sei lo strumento che produce un malinconico blues, nota dopo nota componi una melodia immaginativa e struttura un ritornello istintivo di dodici battute, un ritmo di libertà, un inno all’uscita dagli stati d’animo negativi, una musica che ripeterai più volte finché non lo avrai memorizzato. Non importa che tu conosca o meno la tecnica musicale, perché stiamo parlando di un suono che cura, di blues dell’anima. 

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